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Non ti pago: una commedia di Eduardo De Filippo

Non ti pago: una commedia di Eduardo De Filippo

“Non ti pago” è stata una COMMEDIA BRILLANTE IN DUE ATTI DI EDUARDO DE FILIPPO.

Note di Regia:

“NON TI PAGO” è la commedia perfetta. In queste pagine, tutto è perfezione. Il soggetto, la scansione delle scene, la costruzione drammaturgica: tutto.

I dialoghi, poi! Non c’è una battuta che non ne origini subito un’altra altrettanto efficace. Non c’è una battuta che non discenda dalle precedenti con una urgenza evidente e precisissima.

Metterla in scena è molto facile per un regista: infatti, questa è la seconda volta che lo faccio. La prima, più di dieci anni fa, con uno strepitoso Enrico Guarneri, in una bellissima edizione prodotta dal Brancati di Catania, con scene e costumi di Giuseppe Andolfo e con Olivia Spigarelli nella parte di Concetta.

All’epoca, tuttavia, temo di non essere riuscito a comprenderne appieno i risvolti tragici. Credo per l’inesperienza del mestiere, e – più ancora – per quella anagrafica.

Ci vogliono, infatti, i capelli bianchi per sondare tutto intero l’abisso di malinconia con cui il protagonista Ferdinando si rivolge al padre morto che, inspiegabilmente, si rifiuta di soccorrerlo nel sogno. Ci vogliono anni fitti di vita per capire il dramma di questo signore, ormai giunto alla mezza età, che si rifiuta di smettere il proprio ruolo di figlio. La vicenda di Ferdinando Quagliolo, giocatore sfigato e “smorfiatore” disastroso, è – intatti – un delizioso paravento dietro il quale si agita il protagonista vero: il padre morto.

Venerato dalla memoria di tutti, ambiguo genitore “vicario” del fortunatissimo Bertolini, a sua volta futuro marito della giovane Stella e perciò in qualche modo anche figlio “adottivo” di Ferdinando in qualità di genero. Come si vede: generazioni che si rincorrono senza mai raggiungersi del tutto.

E’ il genio tremendo di Eduardo, che li fa ridere fino alle lacrime. Appunto. Lacrime che, asciugandosi, lasciano strie di sale e malinconica rabbia E’ la vita, appunto. Colma di parole inutili e preziosissimi gesti. Vissuta come un irreparabile sogno dal quale non ci sveglia mai del tutto. La Vita.

Oggi i capelli bianchi sono spuntati. Ma non so quanto più abbia capito della commedia, rispetto a quegli anni trascorsi e remoti. Nel frattempo è cambiato il mondo: Guameri è diventato l’Attore che tutti conoscono.

Il Teatro – ovviamente – è impercettibilmente cambiato anch’esso e noi tutti (impercettibilmente!) insieme al Teatro. Mìo padre – intanto – è morto pure lui: e perciò, quando vedo Ferdinando che parla con il ritratto di suo padre Saverio, inevitabilmente, è come se anche io parlassi un poco con il mìo.

Se avessi letto qualche pagina (anche superficiale!) di Psicanalisi mi spingerei persino a dire che in vero è Eduardo stesso a parlare con il suo proprio padre: il terribile ed immenso Scarpetta.

Che non lo legittimò mai come figlio (come neppure legittimò i fratelli Peppino e Titina) ma che gli insegnò il Segreto del mestiere.

Che gli fu moltissimo Maestro, ma assai meno “papà”. Un uomo amato ed odiaio con la stessa densa ferocia, con il medesimo, incommensurabile strazio.

Se avessi letto qualche pagina (anche banale!) di Filosofia arriverei persino a dire che la Storia – tutta la Storia – non è altro che la vicenda eterna delle parole dei Figli e delle parole dei Padri; generazioni sempre destinate a parlarsi ma senza tuttavia contendersi mai.

Per fortuna ho letto pochissimo. E quel poco senza veramente capirlo.

Del resto – come dice Brecht – “gli intellettuali servono in Teatro, come il Boia serve in ospedale”.

Mi limito, perciò, ad avvisare il gentile pubblico dell’eroica interpretazione della Compagnia Stabile “Teatro Insieme”.

Dico “eroica” perché non c’è gesto d’amore più grande, in Teatro, dell’abbandono alla verità.

Questi ragazzi (questi uomini e queste donne, questi pudicissimi artigiani del divertimento) hanno avuto il coraggio di donare lo stupore immenso della loro propria Verità alle pagine strepitose di Eduardo.

Hanno guardato (con gli occhi dell’umiltà più grata e stupefatta) al mistero più fino dell’Uomo: dare la vita.

Cosa che significa, a volte, riprendersela. Se oggi ho capito qualcosa in più, è grazie al loro lavoro.

Antonello Capodici

PERSONAGGI – Interpreti in ordine alfabetico

DONNA MARIA – Teresa Aprile, DON FERDINANDO QUAGLIOLO – Giuseppe Cazzetta, AGLIATELLO – Attilio Ferrara, AVVOCATO STRUMMILLO – Ivano Ferrara, STELLA – Veronica Ferrara, FRUNGILLO – Francesco Goto, MARIO BERTOLINI – Giovanni Mammano, DON RAFFAELE – Antonio Mangione, ZIA ERMINIA – Liliana Pasqualino, MARGHERITA – Francesca Saporito, DONNA CARMELA – Francesca Sollami, CONCETTA QUAGLIOLO – Maria Sollami.

MUSICHE: Aldo Giornano – VIDEO: Alessandra Falci – SCENE, COSTUMI E REGIA: Antonello Capodici

REALIZZAZIONE SCENE: laboratorio “Teatro ABC” di Catania – CAPO MACCHINISTA COSTRUTTORE: Salvo Patania – LUCI E AUDIO: “Dietro le quinte” di Aldo Miserandino – MACCHINISTI: Ignazio Fiore, Mattia Ferrara.